Guido per oltre quaranta minuti lungo la circonferenza di Roma col traffico che scorre e vedo lentamente i lampioni lasciare sempre più i margini delle strade. Secondo il telefono sono in perfetto orario e, nonostante quella fastidiosa sensazione di essermi dimenticato qualcosa, la serata va a meraviglia. Mi convinco che andrà tutto per il meglio e che nulla potrà andare storto.

Arrivo a destinazione a casa di Marco, con l’attrezzatura nel bagagliaio della Fiat Stilo e un libro sul sedile del passeggero per ingannare il tempo. Sono anche arrivato in anticipo. Leggendo in attesa dell’orario per bussare alla porta, c’è una parola che mi colpisce come se fosse un pugno sulla bocca dello stomaco: “registrare”. Registrare… eppure lo faccio col telefono e non posso essermelo dimenticato, perché queste parole fanno così mal… IL MICROFONO!

Porca miseria… vabbè, non sarà così un problema, sono certo che non ci sarà riverbero e l’audio sarà comunque ottimo!

VOCE NARRANTE: Ma si sbagliava…

Quindi suono al campanello, Marco mi apre e mi invita a entrare. Mentre monto l’attrezzatura guardo sul divano dove registreremo e noto una copia di Project Digito: Anima fiammante sul cuscino. Gli chiedo se posso vederla e se vuole che la mostriamo in video e lui mi risponde che è mia. Dopo un attimo di esitazione, l’accetto di buon grado. Finisco di preparare il tutto e possiamo cominciare con le domande:

 

Max: Tu adesso hai due libri alle spalle: Dietro anime d’inchiostro e Project Digito: Anima. Come hai cominciato a scrivere?

Marco: È sempre, sempre, stata la mia passione, fin da quando ero piccolo. Seriamente il primo romanzo l’ho partorito a 24 anni anche se non l’ho mai pubblicato. A oggi scrivo durante i ritagli di tempo, purtroppo non faccio lo scrittore per mestiere, sarebbe un sogno! Quindi mi metto alla tastiera soprattutto la sera. All’attivo ho tre romanzi di cui uno non vedrà mai la luce, diversi racconti brevi su Wattpad e sto lavorando sul prossimo romanzo.

Per me scrivere più che una passione è un’ossessione, non ne potrei fare a meno; come non potrei fare a meno della lettura. Mi ritengo un lettore abbastanza forte: finisco i miei quattro libri al mese, circa.

Max: Io non so se lo sai, ma la media di lettura italiana è di circa 13 ore all’anno, o forse al mese. È comunque molto bassa. Io vado fiero delle mie dieci pagine al giorno visto che anche per me il tempo per leggere è molto poco, quindi quattro libri al mese sono tanti. Abbiamo il nostro direttivo che si legge l’infinito e oltre ma magari chi ci segue non arriva a questi numeri.

Marco: Sì, purtroppo la media dei lettori in Italia è calata drasticamente negli ultimi 10 anni, soprattutto per pessime scelte editoriali, anche senza nominarle, che formano un dente avvelenato. La maggioranza di questi libri non sono altro che pubblicazioni di calciatori, veline o blogger… insomma, si sono dimenticati gli esordienti, eppure ce ne sono tanti e tanti di loro sono validi. Ma oggi un signor nessuno che viene spinto da una casa editrice non esiste più. Una mia amica è riuscita a farsi leggere il proprio romanzo da una casa editrice che le ha detto: “Molto bello davvero, ma quanti follower hai su Instagram?”. Questa è la situazione.

Max: Mi stai aprendo tantissime possibilità di discorso tutte insieme. Cominciamo con una che non mi ero preparato: quanto è importante per te leggere? Per fare un esempio con Stephen King lui dice che per scrivere bene bisogna anche leggere tanto. Tu che ne pensi?

Marco: Sono due cose imprescindibili. È come un pugile che non si allena in palestra. Leggere e scrivere devono andare di pari passo, l’ho visto sulla mia pelle: da Anime a Project c’è stato un salto incredibile parlando di qualità. E così sarà per il prossimo che sto ancora scrivendo.

Max: Vuoi darci qualche rivelazione in proposito?

Marco: Temo che non sia utile, ho appena iniziato la stesura e credo che almeno un anno ci vorrà. Project mi ha preso per tre anni, con questo spero di cavarmela con uno. Tornando al discorso, ti dico che leggere tanto e scrivere tanto è fondamentale. Uno scrittore non può definirsi tale se non legge o scrive tanto.

Max: C’è stata, un po’ di tempo fa, Bookblister, non so se la conosci, è un’editor che parla di editoria, che ha fatto un sondaggio sul suo gruppo telegram dal quale è uscito un 2% di votanti che scrive senza leggere.

Marco: Secondo me è anche più alto del 2%.

Max: Anche secondo me. Ti chiedo: cosa vorresti dire a chi dice che scrivere non è un lavoro, che è facile e lo possono fare tutti? “Non c’è bisogno di leggere”, “Per stendere un libro ci vogliono due o tre mesi”, “Puoi fare tranquillamente un libro all’anno”. A tutte queste bugie che ci arrivano e che vengono dette alle spalle degli scrittori.

Marco: Innanzitutto ci vuole studio. Non basta leggere e scrivere, ma serve tanto anche studiare. Io consiglio dei corsi di scrittura, dei manuali… ce ne sta uno bellissimo di Stephen King, On Writing, da leggere assolutamente. Dà tantissimi ottimi consigli, vabbè, d’altronde è King.

Max: Io l’ho iniziato la settimana scorsa e sto a pagina 130, scende giù come un bicchier d’acqua.

Marco: Infatti. Inoltre, serve anche saper prendere il consiglio di lettori e scrittori che non siano amici o familiari, come veri e propri beta-readers, in modo da scindere la critica costruttiva da quella distruttiva che non è altro che cattiveria pura e semplice che mi è capitata diverse volte. Un esempio di critica costruttiva è quando viene detto che nel proprio romanzo ci sono troppi avverbi o aggettivi che rallentano in modo infinito la lettura e andrebbero ridotti all’osso per renderla più scorrevole.

Max: Adesso andiamo un po’ più sulla filosofia. Tu ti reputi uno scrittore anche se non lo fai per mestiere?

Marco: Mi reputo uno che prova a scrivere qualcosa di interessante e di diverso dal solito.

Max: Ovvero, da quello che pubblicano le grandi case editrici?

Marco: Già… non ho speranze… (ride) Mah, ti dirò: io sto con i piedi per terra, so che non ho un futuro nella grande editoria. A quelli che ci seguono vorrei dire alcune cose: non c’è futuro per l’editoria, non sarete mai nessuno se non per una strettissima cerchia di lettori, e tutto questo non vi deve buttare giù ma spingervi a scrivere. Questi sono i miei tre capisaldi. Magari dieci anni fa speravo di entrare in qualche grande circuito ma oggi ho le idee più chiare. Per me già arrivare a 3000 lettori sarebbe un sogno.

Max: Perché sono 3000 persone che si sono lette il tuo libro.

Marco: E si leggeranno anche i miei futuri romanzi. Per esempio, quest’ultimo, Project, è stato auto-pubblicato quindi ho avuto dei costi. Questa poi è un’edizione limitata con dentro una seconda copertina. Poi c’è l’editing… insomma, spero almeno di rientrare nei costi di produzione. Devo dire che le vendite non stanno andando male ma mi aspettavo qualcosa di più. Diamo tempo al tempo.

Max: Ho visto che eri anche in tendenza su Amazon con questo libro.

Marco: Sì, quando è uscito sono stato tra il secondo e il quinto posto tra i libri di fantascienza. È normale che poi è andato un po’ calando e adesso è altalenante.

Max: In una frase: cos’è per te scrivere? Hai detto che non lo fai per lavoro, quindi cosa significa per te? Ti faccio questa domanda poco leggera.

Marco: Scrivere è mettere su carta le storie che ho in testa, che sono pure tante! Per me scrivere è entrare nella storia. Io scrivo cose anche abbastanza inquietanti, quindi alle volte mi serve una pausa dalla stesura perché sono così immerso che non ce la faccio. Per me la scrittura è qualcosa di vitale.

Max: Adesso soffermiamoci un po’ su Dietro anime d’inchiostro, ne abbiamo parlato anche su ScriptaTube. La prima domanda che ci siamo posti scrivendo le domande è stata se ci fosse qualcuno che ha ispirato i tuoi personaggi.

Marco: Il protagonista, Marco, ha molti tratti in comune con il sottoscritto. Tutti gli altri sono personaggi inventati. Lo stesso con Project Digito, nessuno esiste realmente.

Max: Visto che lo hai accennato, quanta biografia c’è in Marco e quanta fantasia?

Marco: È un continuo susseguirsi di parti reali e romanzo. Caratterialmente lui è me, le cose che gli accadono non mi sono mai successe, per fortuna. Ovviamente se siete curiosi di sapere cosa è successo a Marco dovete solo leggere Dietro anime d’inchiostro. Tra l’altro c’è un collegamento tra i miei due romanzi: torna come cameo Alice, un altro personaggio che non ti dico e una data.

Max: Secondo te è più difficile, più facile o indifferente aggiungere lo scrittore ai propri scritti? Aggiungersi alle vicende? Te lo chiedo perché anche io lo faccio. Sono un po’ ruffiano sotto questo punto di vista.

Marco: A parte la mia esperienza, io consiglio sempre all’autore di tenersi fuori dalla vicenda, altrimenti rischia di fare personaggi troppo simili tra di loro. Infatti, all’inizio di Project ho avuto questo problema e ho dovuto riscrivere tantissime parti perché stavo facendo l’errore di dare a Simone, il protagonista di Digito, qualcosa del mio carattere e alla fine stava diventando uguale a Marco. L’ho reimpostato, è un romanzo molto più cupo adesso.

Max: Adesso torniamo un po’ a parlare di editoria: cosa deve fare un esordiente per farsi pubblicare la propria storia?

Marco: Secondo me dovrebbe cominciare a pubblicare qualcosa sulle varie piattaforme online gratuite e iniziare da lì a farsi un pubblico, come ho fatto io in passato. Una gran fetta dei lettori che ho adesso mi segue da quando scrivevo su Wattpad, che poi ho abbandonato e forse ho fatto una stupidaggine. Ogni tanto pubblico qualche racconto breve ma non più romanzi dato che ci sono stati alcuni casi di plagio. Magari si dovrebbe cominciare con i racconti brevi, essere letti ed essere commentati, ci saranno persone che vi daranno consigli utilissimi.

Max: Hai detto una frase che non è tanto banale nel mondo dell’editoria, ovvero che per la pubblicazione del tuo primo libro non hai pagato. A volte si chiede che l’autore aiuti le spese di pubblicazione o pubblicitarie.

Marco: Sono tutte cose che odio, personalmente. Tutte queste case editrici a pagamento chiedono cifre esorbitanti per poi fare un lavoro pessimo. Con meno della metà dei soldi potete mettere il vostro lavoro nelle mani di un editor professionista, assoldare un grafico professionista e metterlo su Amazon, così avrete un prodotto più pulito e non ingolferete il mercato del self-publishing con un titolo mediocre.

Max: Project Digito: Anima è stato un self-publishing e mi sembra di capire che ti stia trovando molto bene con Amazon e per quante volte lo abbiamo nominato in questa intervista dovremmo farci pagare.

Marco: Mi ci sono trovato benissimo, sia coi pagamenti che a livello di trasparenza. Ogni giorno posso vedere quanto ho venduto dall’applicazione; i pagamenti sono precisi come un orologio svizzero, arrivano dopo due mesi con precisione maniacale; vedi la posizione in classifica… riesci ad avere un parco lettori. È un buon servizio, davvero ottimo.

Max: Tu hai cominciato scrivendo su Wattpad il tuo primo romanzo, che all’inizio si intitolava “Qui non c’è niente da vedere”, giusto?

Marco: Scusate non c’è niente da vedere. Il titolo però non piacque e quindi lo cambiai con un altro scelto da me, appunto Dietro anime d’inchiostro. Molto attinente alla storia.

Max: Adesso cominciamo a parlare di Digito: che cos’è?

Marco: È un mistery con elementi horror e fantascientifici ambientato in una Roma del futuro, circa sei anni da oggi, che vede un susseguirsi di situazioni che porteranno il lettore a un finale inaspettato.

Max: Sembra molto promettente.

Marco: Vorrei dire ai lettori di non lasciarsi buttare giù dalla mole delle pagine. Queste sono 506, di cui 478 il romanzo e poi c’è un racconto lungo solo per questa limited edition.

Max: Due per uno, possiamo dire!

Marco: Sì esatto, solo per le prime 300 copie. Sono arrivato circa a metà in poco più di un mese tra e-book e cartaceo. Non lasciatevi intimidire dalla mole perché riesco a tenere alto l’interesse del lettore con colpi di scena ogni fine capitolo. Ci si sposterà in varie zone dall’Appia alla Valle del Turano.

Max: Tutte zone che chi vive a Roma potrebbe conoscere, è questo il motivo per cui credo che amerò questo libro. Io posso tranquillamente andarci.

Marco: La maggior parte dei luoghi sono descritti sono reali, ma alcuni li ho inventati come ad esempio il borgo. Ma non dico altro altrimenti è spoiler. Vengono mossi molti personaggi, sia buoni che cattivi. A chi piace il fantasy potrà apprezzare alcuni elementi come il viaggio dell’eroe, il concetto di party che si forma durante l’avventura, i villain che saranno più di uno… insomma, credo possa piacere.

Max: Con Dietro Anime d’inchiostro c’è un mondo un po’ Lynchiano, quasi onirico che io ho apprezzato tantissimo. Anche qui?

Marco: L’elemento onirico ricorre in tutti i miei romanzi, ma visto sempre da un punto di vista differente. In Dietro anime d’inchiostro c’era l’incubo, qui è il sogno lucido, poi nei prossimi ci sarà il sogno ricorrente, il sogno nel sogno e così via.

Max: Cristopher Nolan spostati proprio!

Marco: Magari! Un’altra cosa che ricorre è una favola da cui prendo spunto e che fa da sottofondo. Nel primo è Alice nel paese delle meraviglie, qui c’è Oz. Inizia con un tornado. Non dico nient’altro.

Max: Sempre legato a questo tuo mondo onirico ti chiedo, fingendomi un po’ uno psicologo, come è nata questa tua “passione”, se così si può chiamare, di scrivere qualcosa legato ai sogni.

Marco: Ho avuto sempre un ottimo rapporto con i miei sogni, quando mi sveglio mi ricordo tutti i miei sogni e ho deciso di inserire questa via onirica in ogni mio romanzo. Credo che ogni scrittore debba dare un’impronta ai propri romanzi, qualcosa di originale o non sentito, e io lo faccio con la favola in sottofondo, finali completamente spiazzanti per il lettore e il mondo onirico sempre da un punto di vista diverso, appunto.

Max: Più che una domanda ora vorrei chiederti un punto di vista: oggi con Wattpad e queste altre piattaforme chiunque può scrivere, chiunque può diventare un esordiente, e visto che tu usi ambientazioni italiane o luoghi che possiamo visitare ogni giorno: cosa ne pensi di questi esordienti che cominciano con una storia ambientata in questa Londra vittoriana avendo una media del 4 in storia e non essendo mai stati a Londra? O chi lo ambienta a New York? Quanto è importante conoscere l’ambientazione come le tue tasche?

Marco: Ti ringrazio per la domanda. Secondo me ogni scrittore può scrivere del luogo che vuole, ma se non ci vive o non c’è mai stato deve esserci uno studio sopra. L’ambientazione è tutto. Riporto il romanzo di una mia carissima amica, L’anima dello scrittore, lei è fenomenale, è ambientata in un’Amsterdam ottocentesca e sembra di essere proprio lì. Ci deve essere molto studio, storico soprattutto, ambientare il proprio romanzo a Londra perché fa figo non mi piace. Anche la morte ascolta il Jazz, per esempio, è un libro ambientato in America durante la Big Generation con una struttura magistrale e una storia stupenda e ha davvero un’ottima ambientazione.

Max: Ultima domanda: abbiamo parlato di quanto è importante leggere, ma quant’è importante leggere un esordiente al giorno d’oggi?

Marco: Importantissimo, io ne leggo un sacco. Tra i titoli che mi hanno colpito di più consiglio: Anche la morte ascolta il jazz di Valeria Biuso, Il corpo dei ricordi di Daniela Montella, Racconti assurdi ma non troppo di Emiliano Garbelli che credo sia un genio e La condanna di John Doe di Letizia Sebastiani forse il migliore esordiente che abbia letto ultimamente. Ce ne sono moltissimi altri validi, ma questi mi hanno colpito di più.

Max: Abbiamo titoli per le prossime recensioni! Il nostro spazio è finito, abbiamo fatto subito… io ti ringrazio per la tua disponibilità e per questo libro fantastico, faremo rosicare un po’ Liliana che ci ha fatto conoscere. Io ti saluto e spero che presto ci risentiremo per farti sapere cosa penso di Project Digito: Anima.