Fresca era la mattina e carica di umidità. Le fronde degli alberi grassi stillavano rugiada che scintillava luminosa sotto ai raggi di un sole fioco e distante. Il mite cielo non era più carico di nubi già da molto tempo e i colori della foresta baluginavano distintamente. Calmo era pure il suolo, coperto da un manto d’erba smeraldina, e le tane dei conigli si perdevano sotto ai cespugli. Non c’era vento che soffiasse indomito su quei rami nodosi, non c’era brezza che gelasse le piante. Solo un leggero refolo d’aria fresca.

Vennero come i bisonti a smuovere quell’idilliaco paradiso. Torme di uomini e animali. A calpestare il suolo con piedi e propaggini sgraziate, a sgolarsi in urli bestiali e belluini. Non erano santi in terra ma creature immonde del sottosuolo.

Prima furono i felidi dannati e il pennuto infernale. Passarono lacerandosi in versi che non conoscevano ricetto. Galoppando sulla terra e svolazzando via, passarono in fretta diretti verso la città.

Poi giunsero tre individui caracollanti e consumati, dalle vesti logore e sporche. Si accasciarono accanto a un motorino e si risvegliarono dopo qualche ora, tutti intontiti.

La prima a rinvenire fu Gì. Da che stava dormendo come un sasso e russando come un tasso, si mise seduta scrutò i dintorni nel tentativo di capire dove si trovasse e come ci fosse finita. Col viso accarezzato da un soffio di vento, i ricordi riaffiorarono man mano. Erano riusciti a fuggire dalle grinfie del Dr Cavalletta e dei suoi proseliti grazie al pandemonio scatenato dall’impetuoso Rollòn. Ora stava seduta dove, giorni prima, aveva lasciato il suo amato scooter Pino. Fu felice di trovarlo lì in compagnia di alcuni ricci che lo avevano usato per ripararsi dalle intemperie. Accanto a lei, il vegliardo Mr Tennents e l’enigmatico Zozzik dormivano stretti in un tenero abbraccio. Gì li osservò con dolcezza, poi prese a togliersi i ramoscelli che aveva tra i capelli e canticchiò un motivetto spensierato.

«Belli che dormite su un letto di rose, mentre dormite un bacino d’amore… Dormite, dormite tesori di mamma, fate la ninna, fate la nanna…», e così cinguettando diede un bacino prima a Mr Tennents e poi a Zozzik. Il vecchio sorrise borbottando qualcosa nel sonno.

Zozzik invece si svegliò di soprassalto e, ritrovatosi in quella posizione, abbracciato a un vecchio e con il viso a due palmi da Gì, cominciò a rigirarsi i diti, preso da un miscuglio di emozioni contrastanti.

«Oh, ti sei svegliato, Zicchinetto! Abbiamo tutta la giornata davanti!», esclamò la ragazza tanto eccitata.

«Per fare che?» chiese lui stropicciandosi gli occhi, «Tornarcene a casa e far finta che non sia successo niente?»

In quell’istante il vecchio scattò in piedi come se nemmeno stesse dormendo e lo afferrò per le spalle.

«Vuoi arrenderti proprio ora, Zozzik?» gli gridò in faccia ammorbandolo con la sua alitosi, «Hai visto cosa stavano combinando quelli? Ora siamo in vantaggio e dobbiamo approfittarne per risolvere questa situazione una volta per tutte.»

Poi cominciò a girare nervosamente attorno ai due ragazzi, che lo guardavano impressionati. Avevano anche le pance gorgoglianti e non vedevano l’ora che si calmasse per andare a cercare qualche mora.

«Dobbiamo liberare Paneremo del Fiasco da quegli animali aberranti. Dobbiamo farlo per i vostri figli, e anche per tutti gli altri animali buoni e coccolosi, come quella papera laggiù!»

Effettivamente, poco lontano da loro, un pingue pennuto li osservava. Sembrava molto amichevole, tanto che Gì cominciò a gattonare verso di lui per carezzargli la testa.

«Vieni qua uccellino!»

Quella però, di tutta risposta, zampettò verso di lei e aprì il becco. Dentro le sue fauci corazzate si stagliava luccicante una fila di denti acuminati e letali. Sbavò copiosamente e cercò di azzannarle il dito. La ragazza emise un acuto grido di terrore, ritirando subito la mano e indietreggiando verso gli altri due, bianca in volto e con le braccia  che tremavano. Zozzik balzò in piedi e afferrò un ramoscello, ma era troppo secco per far male persino a una papera. Quella non sentì nemmeno il colpo e avanzò minacciosamente verso i loro piedi.

«Ma che minchia di papera sei?!» gridò Zozzik, scattando come un furetto lontano da lei.

Il vecchio Mr Tennents si mise al riparo dietro di lui e in modo concitato gli disse:

«La conosco quella! È la terribile papera dai denti a sciabola! Ho incontrato sua nipote nel futuro, hanno proprio lo stesso sangue…»

E allora cominciarono a tremare tutti insieme. Gì, che era rimasta appiccicata ai due come una sogliola, si riscosse tutta e improvvisamente si ricordò della sacca che aveva ancora a tracolla. Cercando dentro avrebbe sicuramente trovato una cianfrusaglia delle sue, utile a scacciare l’abominevole pennuto giallo. Rovistando però si accorse ben presto che era del tutto colma di inutile gomma pane. Dunque, presa da un insolito attacco di rabbia, la scagliò contro la papera. Quella, di tutta risposta, ingollò il morbido companatico senza nemmeno masticarlo.

«Ah! È inutile! Inutile! Moriremo, moriremo tutti!» gridò arrampicandosi sulle spalle di Zozzik.

Quello allora cominciò a correre, lasciando Mr Tennents come uno babbazzo a vedersela con la papera omicida.

«Non voglio essere ucciso da una papera!» disse disperato.

Pensò che il suo desiderio fosse stato immediatamente esaudito, quando vide comparire un grosso orso da dietro un albero, con della carta igienica attaccata al sedere. Lo spaventoso animale, non appena vide il vecchio, si mise a quattro zampe e gli corse incontro, lui era immobilizzato dal terrore.

«Ssh…», disse Gì al ragazzo, «forse se facciamo finta di essere morti non ci mangia!», e mise le mani sopra gli occhi di Zozzik, non facendogli vedere più nulla. Quell’altro si impanicò ancora di più e cominciò a urlare disperato.

«Ah! Sono cieco! Sono cieco, aiuto!», così dicendo cominciò a sbattere da un albero all’altro, cadendo poi supino, con ancora la ragazza che si agitava alle sue spalle.

Quando Gì tolse le mani, un’ombra minacciosa li avvolse e credettero davvero di star per morire. Si udì uno sfiatato refolo.

Sopra di loro l’orso grizzly li guardava con apprensione e teneva tra le mani la terribile papera assassina, coccolandola e cullandosela in petto.

«Scusate…», proruppe con un vocione che sembrava la carezza di una balia.

«Scusate se Rosalia vi ha fatto spaventare, è un po’ giocherellona ma è tanto brava.»

Gì e Zozzik rimasero con gli occhi spalancati e la bocca aperta, incapaci di dire una parola.

«Stavamo raccogliendo i funghetti nel bosco, volete unirvi a noi?», disse poi l’orso con un ringhio che voleva essere un sorriso, ma che fece letteralmente schizzare via i due malcapitati.

Si mossero repentini verso il motorino, non badando nemmeno a Mr tennents che era ancora lì che arrancava.

«Appizza la chiave, Gi!»

«C-c-i sto p-p-provando!»

Infilò la chiave nel quadro e partì a tutto gas con il vecchio che penzolava attaccato al bauletto.