Furono svegliati in modo confuso da musi appuntiti che li annusavano curiosi.

«Mawow! Sono ancora vivi?»

«Mech! Puzzano come cagnacci!»

«Roar! Proviamo a lacerare le loro tenere carni.»

«Iiiih! Chi? Cosa? Quando? Tutti ai posti di combattimento!»

Mr. Tennents s’era issato su come un pioppo e con le braccia e le gambe ossute fendeva l’aria in cerca di un nemico immaginario da prendere a mazzate. Trovò soltanto i due felidi Sproocycat che balzavano sulla sua pancia vuota e lo strano gatto-tigrotto che pregustava la preda leccandosi gli artigli.

«Gattini miei, mi siete mancati!» gridò Gì, lanciandosi sui gatti e facendo rotolare a terra il povero Zozzik che russava sulle sue gambe.

Strapazzando la pelliccia di Lamù notò Occhidolci e provò ad agguantare anche lui, ma quello gettò un minuscolo ruggito e si nascose sotto un mobile.

La colazione fu consumata senza alcuna parola, si sentiva soltanto il rumore dei biscotti macinati tra le mandibole e il frullio delle ali di Galliano, che cercava di raccattare qualche mollica dal tavolo. Zozzik si passò un tovagliolo sui baffetti e guardò il vecchio Mr. Tennents, intento a controllare che non dondolasse nessun dente della sua protesi.

«Che programmi abbiamo per oggi?»

«Dobbiamo comprare il chinotto.»

«Vecchio analcolizzato, dicevo riguardo agli animali.»

«Beh… non credo ne rimangano altri da ammazzare. Quello è un problema risolto, a mio giudizio.»

A Gì non andava di partecipare alla riunione, erano cose che trovava noiose, e quindi andò a cercare quel curioso gatto tigrato. Zozzik, mentre puliva anche il musetto dei suoi topini, rispose a Mr. Tennents.

«Non ci rimane che andare a picchiare il Dr. Cavalletta, dunque.»

«Esattamente, direi che è l’ultima cosa da fare. Dopodiché potrò tornare nel futuro e trovare un mondo migliore. Certo, non sarà tanto facile scovare il suo nuovo nascondiglio.»

«Invece no», disse Gì guardando fuori da una finestra,  «si nasconde malissimo!»

Mr. Tennents e Zozzik si lanciarono dalle sedie e si affacciarono da dietro le spalle della ragazza. Giù in strada c’era il vecchio fanatico che passeggiava fischiettando e con le mani in tasca. Faceva finta di non sapere di essere osservato.

«È lui!» fece Zozzik.

Le dita scheletriche di Mr. Tennents si strinsero come morse attorno alle spalle di Gì.

«Che pezzo di fango… ci sta provocando! Avrà sicuramente preparato una trappola.»

«E che facciamo?» chiese Gì, cercando di non far trasparire il dolore.

«Gli tiro una scarica di topi da qua?»

«No, Zozzik… dobbiamo stare al suo gioco per sconfiggerlo. Ci butteremo nella sua trappola ma sapendo di stapendo finendo in trappola! Ah!»

«Cioè ci facciamo ammazzare senza esserne sorpresi?»

«Fidatevi di me, pivelli, e preparatevi con molta calma.»

 

***

Lasciarono il Dr. Cavalletta a ciondolare sotto casa e si organizzarono per l’imminente scontro. Mr. Tennents e Zozzik si vestirono con dei vecchi abiti del nonno di Gì e sembravano pronti per andare a giocare al circolo dei pensionati. Lei invece indossò un abito a fiori e un paio di anfibi con la punta di ferro. La chiave inglese fu oliata e affilata, lo Sfiatasorci venne ripulito dalla polvere da sparo in eccesso, il bastone del vecchio fu limato con una sega elettrica. Conciati a quella maniera non sarebbero certo apparsi come una minaccia al loro nemico, ma sarebbe  stato un errore sottovalutarli, questo pensavano.

Aprirono la porta senza fare rumore, accorgendosi però che il munifico loppide era già sparito dalla loro vista. Poco male, avrebbero potuto agire indisturbati, senza che il fiuto di quel cagnolone li potesse intralciare. Davanti a loro si stagliava un paesaggio spaventoso. L’asfalto era come divelto e sgranato dalle radici della terra, gli edifici imbrattati e consumati dal passaggio di bestie inferocite, le auto ribaltate e sfregiate nella carrozzeria, mutilate in ruote, fari, paraurti. Chissà che avrebbero pensato adesso i Paneremini, presi prima di ora in una lotta priva di colpi, ma pregna di un’ipocrisia dilagante. Avrebbero riaggiustato la città? Fatto di nuovo a gara per la casa più bella, il vestito più firmato, l’auto più grossa? Di certo adesso si rintanavano come topi in cantine maleodoranti, nei seminterrati e negli sgabuzzini. Tremanti di freddo e di fame, costretti a sopportare la fine di quell’uragano e certi che non sarebbero mai più stati gli stessi abitanti di prima. Certi che un dio, se veramente esisteva, aveva dato loro la più tremenda delle punizioni per la colpa più evidente. Qualcosa che, di sicuro,  non avrebbero potuto espiare facendosi vedere a messa il giorno dopo.

Così i nostri sfortunati eroi vedevano la città, da dentro i loro miseri stracci. Durò pochissimo.

«Che ne dite di ingaggiare un bell’inseguimento? Gne eh eh eh eh!»

Così esordì il Dr. Cavalletta, tutto preso da un’esuberanza che ancora ben poco conoscevano. Il capo malefico delle Taddarite Insonni, approfittando della distrazione di una scimmia che lanciava ortaggi a destra e a manca, rubò il suo furgoncino e si mise a sgommare per tutte le vie disastrate della città. Gì, Zozzik e Mr. Tennents non se lo fecero ripetere due volte e, in sella a Pino, partirono in una spumeggiante nuvola nera all’inseguimento dello scienziato pazzo. Erano determinati a sconfiggerlo e porre fine a tutta quella assurda situazione, ma correvano in sella a una bomba a orologeria.

Stavano per attraversare un incrocio ed erano vicinissimi alla Lapa del Dr. Cavalletta, Gì avrebbe quasi potuto afferrare un frutto, ma Pino si spense. Non solo si spense, ma cominciò pure a borbottare e tremare. Le ruote si sgonfiarono improvvisamente e uscirono dalle forcelle, le manopole rimasero in mano a Gì, ma il resto del manubrio andò giù. La sella scivolò da sotto i sederi di lei e Zozzik e il bauletto rotolò a terra, facendo ammaccare Mr. Tennents. Ogni vite e ogni bullone saltò via, ogni pezzo si disgiunse da quello vicino e la moto perse ogni forma. Improvvisamente era solo un mucchio di ferraglia in una pozzanghera di olio e benzina. L’infame scienziato si fermò e scese dal suo mezzo ridendo come una scimmia sguaiata e cominciò a sbeffeggiarli.

«Mi sento obbligato a complimentarvi con voi per la vostra… gneheheh… performance circense! Siete i migliori pagliacci che abbia mai visto! Gneheheh!»

Gì non lo ascoltava, stava a sbucciarsi le ginocchia sull’asfalto cercando di raccogliere tutti i pezzi di Pino. Metteva le parti più piccole nella sacca della meraviglie e ammucchiava le altre in una montagnola.

«Pino! Non ti preoccupare Pino, ti riporterò a casa e tornerai come nuovo!»

Zozzik e Mr. Tennents si erano rimessi in piedi e si guardavano intorno con le armi in pugno, pronti a lanciarsi nella loro probabile ultima battaglia.

«Gì…», cercò di dire dolcemente Zozzik, «Mi dispiace per Pino, ma qui abbiamo un bel problema. Per favore alzati.»

La trappola del Dr. Cavalletta era stata ben congeniata. I ragazzi e il vecchio si trovarono improvvisamente appiedati e circondati da decine di farabutti, forse l’intero esercito delle Taddarite Insonni. Mr. Tennents ne guardò qualcuno negli occhi e sputò a terra.

«Quando il gatto non c’è, gli scarrafoni escono dal cesso!»

Forse a quei tempi quel detto non andava ancora di moda, ma era certamente appropriato. Con la città deserta e priva di qualsiasi forma di vigilanza, le Taddarite avevano il terreno libero per fare scorribande. Era un gruppo eterogeneo di giovinastri annoiati, adulti disoccupati e qualche vecchio senza impegni. Tutti però erano accomunati dal lavaggio del cervello che il Dr. Cavalletta gli aveva fatto. Pensavano che il mondo sarebbe stato un  posto migliore se fosse stato peggio, e agivano senza scrupoli per portare avanti il loro progetto. Volevano soppiantare l’uomo con le bestie, ma invece stavano solo riempiendo quella città di mostri.

Ora, tutti agghindati con quei ridicoli costumi da pipistrello, circondavano gli unici loro nemici e pensavano di poterli finalmente schiacciare e liberarsene. Ma tra tutti i mostri che avevano sciolto, non si rendevano conto di aver scatenato quello che avrebbe schiacciato loro. Non un’aberrazione della natura, ma una minuta ragazza a cui era stato tolto il suo preziosissimo Liberty giallo Uniposka.