Bentornati, Scriptiani, in questa nuova rubrica, oggi parliamo del rapporto tra ambiente e progresso in Tolkien e specialmente ne “Il Signore degli Anelli”.

Tutti conosciamo le gesta di Frodo e della Compagnia dell’Anello. Quattro intrepidi hobbit accompagnati dai migliori esponenti delle rispettive razze verso un viaggio che porta alla salvezza della Terra di Mezzo… Suona un po’ banale non è vero?

Eppure, attraverso una storia come questa, Tolkien è riuscito a trasmettere messaggi importanti, filosofici. Assoluti direbbe qualcuno. Quali? L’amicizia; l’amore; la libertà…

Il rispetto del mondo a cui apparteniamo.

I miei colleghi hanno parlato negli scorsi articoli de “Il racconto dell’Ancella” e di “Hotline Miami”. Oggi io voglio parlarvi del capostipite del Fantasy moderno: Il Signore degli Anelli.

Vediamo come.

 

Indice

  • Presentazione
  • Tra ambiente e progresso
  • Tecniche descrittive
  • Considerazioni

 

Presentazione

Il Professore, con il suo Legendarium, è riuscito a creare un mondo secondario pregno di profondità e dettagli, che donano vita alla sub-creazione e raggiungono il lettore in un modo unico e potente.

L’opera di Tolkien è caratterizzata da una miriade di piccoli accenni e indizi sui retroscena dell’ambientazione, che bisogna cogliere e da lì iniziare ad ampliarli attraverso lo studio e la lettura di tutte le altre opere.

Proprio ne Il Signore degli Anelli abbiamo la dimostrazione di ciò, vediamo tanti accenni o indizi delle epoche passate, ma mai degli infodump che ammazzerebbero tutta la magia creatasi con il mistero dietro i piccoli dettagli. Siamo in un’era, la terza, in cui la Terra di Mezzo è ciò che rimane di antichi imperi, più o meno duraturi, figlia di battaglie per la sua sopravvivenza e spettatrice della devastazione naturale a opera del male.

Ed è proprio qui il punto, il Male prende ciò che desidera senza rispetto, sacrifica tutto per progredire verso i suoi obiettivi. E in questa storia di spade, asce, archi e anelli, ciò che viene fuori è un mondo il cui il progresso scriteriato proviene da ciò che è negativo.

Prima del rapporto tra ambiente e progresso, parliamo brevemente della trama del libro, così i pochissimi che non sanno possono avere un’idea.

Il Signore degli Anelli” narra le gesta di Frodo Baggins e dei suoi compagni che lo scortano da nord a sud della Terra di Mezzo con lo scopo di distruggere l’Anello del Potere, che donerebbe al suo padrone Sauron il potere di dominare sul continente. Frodo non solo lascerà la sua comoda casa per portare in salvo l’anello a Granburrone, ma si candiderà come Portatore per tutta la missione fino alla distruzione totale dell’oggetto. Eppure, nella trama principale si intrecciano le storie personali di tutti i compagni.

Ecco che abbiamo quindi un totale di nove linee narrative che convergono nella trama principale, che senza anche solo una di esse andrebbe a rotoli.

Diviso in tre libri, vediamo il percorso fisico e non dei protagonisti che lasciano i luoghi ameni e si addentrano nel mondo e nelle sue brutture, dove le radici di “casa” sono forti e importanti, ma anche le nuove esperienze vissute in tutta la Terra di Mezzo rendono i personaggi migliori.

Non solo i personaggi, ma anche noi lettori cresciamo, come in ogni grande storia, e viviamo il dolore per la morte di Boromir tanto quanto la distruzione di parte della foresta di Fangorn.  Proprio quest’ultimo argomento lo andiamo ad approfondire nei prossimi paragrafi.

 

Tra ambiente e progresso

In questo articolo affronteremo il discorso solo per quanto riguarda l’opera più famosa del Professore, il SdA, vedremo varie parti della storia nelle quali è inoppugnabile la posizione dell’autore sul rapporto tra natura e progresso e capiremo come lo ha reso da un punto di vista tecnico.

Possiamo considerare che ci sono quattro momenti cardine nella trama che rappresentano a pieno questo rapporto. Inoltre, ognuno di essi lo possiamo vedere anche come uno stadio della filosofia tolkieniana attraverso quelli che chiameremo comodamente “Stadi”. In ordine di apparizione:

  • Moria
  • Isengard
  • Mordor
  • Contea
Moria

In questa parte della storia i nostri eroi, costretti dall’intromissione del traditore Saruman, si addentrano nelle miniere di moria, un antico e potente regno nanico. Qui scoprono che l’ultimo gruppo di nani, guidati da Balin (membro della compagnia de Lo Hobbit), che ha creato un regno qui sono tutti sterminati e che la fortezza è stata occupata da orchi di vario genere.

Qui per la prima volta vediamo un accenno del male che può venire dallo sfruttamento eccessivo della natura per i nostri scopi egoistici. La montagna in cui sorge il regno di Khazad-dum (Moria) è stata scavata per estrarre il mithril, materiale di grande valore lavorato dai nani. Questo ha reso il regno molto potente e prospero finché non cadde in disgrazia. Il popolo di Durin nonostante la disgrazia continuò a scavare con sempre maggiore cupidigia e avarizia, finché non risvegliarono uno degli antichi balrog di Morgoth che li decimò.

Questo elemento rappresenta il male che viene dalla cupidigia. Infatti, vediamo come questo popolo era prospero e ricco e nonostante questo continuava a estrarre con eccessiva bramosia finché non arrivò la punizione per quest’ultima.

Non per nulla qui abbiamo il primo vero esempio di come Tolkien fosse contro il progresso incontrollato che va a distruggere l’integrità naturale, in questo caso di Caradhras (la montagna). Ecco allora che abbiamo il primo stadio: Rabbia.

Isengard

Qui abbiamo l’esempio per eccellenza.

Merry e Pipino si uniscono a Barbalbero all’interno dell’antica foresta di Fangorn tra Rohan e Isengard. Qui, dopo la consulta entese, l’intero popolo del bosco, tutti i pastori di alberi, si misero in marcia per affrontare il traditore Saruman. Lo stregone aveva infatti piegato e distrutto la natura per i suoi scopi e per il progresso che portava avanti.

Ecco allora che la natura stessa, personificata nella figura degli ent, che affronta il suo nemico e lo sconfigge. Il capitolo in questione è “Barbalbero” e contiene l’incontro con questo emblematico personaggio, ma anche il suo arco e la conclusione con la battaglia di Isengard. Dove, vediamo la natura, letteralmente, riprendersi ciò che le appartiene.

Ed ecco allora che abbiamo un secondo stadio della filosofia tolkieniana: Rivalsa.

Mordor

Nella terra del nemico, dove l’oscuro signore vigila con il suo occhio di fuoco, i due hobbit Frodo e Sam si inoltrano dopo aver sconfitto Shelob e aver superato una serie di ostacoli orcheschi. Davanti a loro si apre la piana desolata che li separa dal Monte Fato dove l’anello del potere sarà distrutto grazie all’intervento di Gollum.

In effetti qui la terra in sé nasce come invivibile a causa della presenza dei miasmi del vulcano. Quindi, giustamente, vi chiederete perché inserirla in questa lista. Il punto fondamentale qui è “indiretto”. Infatti, questa terra tartassata è il regno del “progresso senza remore”, è qui che Sauron prepara le sue truppe alla guerra, con le sue macchine di distruzione. Il Nemico è una ceratura dell’ingegno, lo stesso anello ne è la dimostrazione. Una creazione della mente atta a conquistare e dominare gli altri.

Questa è la landa finale, il climax della storia e dove vediamo come potrebbero diventare le terre se Sauron vincesse e quindi come il suo progresso senza rispetto trasformerebbe la Terra di Mezzo. In questo territorio vediamo come anche la nostra terra potrebbe diventare se non la rispettassimo come dovremmo, ci viene messo davanti agli occhi la nostra fine se dovessimo prendere questo sentiero.

Ecco allora rappresentato il terzo stadio: Disperazione.

Contea

Ed eccoci al momento finale. Finalmente siamo nella Contea, luogo ameno e idilliaco… Invece no. Per chi di voi abbia visto solo i film, non potete saperlo, ma al rientro a casa degli hobbit, Frodo, Sam, Merry e Pipino trovano la loro terra cambiata. Un certo “Capo” aveva fatto in modo di renderla un posto indesiderabile. Alla fine, si scopre che un Saruman, reietto e senza poteri, scappa da Isengard per raggiungere la Contea e vendicarsi degli hobbit che ne hanno causato la caduta. Ecco allora che vediamo ovunque abbiamo fumo nero che sale dai comignoli riadattati nelle case a fornaci, nonché nuove costruzioni che sostituiscono le tipiche caverne o case hobbit. Giardini distrutti, viali alberati che non esistono più, ecc…

Poi i nostri quattro intrepidi eroi, forgiati dalle esperienze dell’ultimo anno, riescono a sconfiggere in corruttore e a riportare il rapporto tra ambiente e progresso di questo angolo di mondo a quello di una volta.

Finalmente si arriva al punto finale di questa curva del pensiero, in merito, di Tolkien. Qui possiamo vedere la rabbia degli hobbit appena tornati, ma anche l’accettazione e sottomissione del popolo del luogo. Il tutto riportato all’ordine quando i nostri riuniscono il popolo di Hobbiville e quando questo prende il coraggio di mettersi in gioco tutti insieme allora si riesce a cambiare la situazione.

Ed ecco che arriviamo all’ultimo stadio di questa ipotetica curva del pensiero in questo ambito: Accettazione.

Tecniche descrittive

Alla fine, arriviamo alla parte un po’ più pratica di questo articolo. Parliamo di alcune tecniche descrittive usate dal Professore (e non solo) per gli ambienti.

Tempo e importanza

Premetto che i termini che uso non sono tecnici, ma servono al loro scopo. Dicevamo, tempo e importanza. Questa “tecnica” in soldoni fa in modo che a seconda dell’importanza della scena da descrivere le venga concesso spazio e tempo.

Per esempio, se noi volessimo dare importanza a un confronto tra due persone mettendo l’accento sulla tensione tra loro, magari perché è importante ai fini della trama, rallenteremmo la scena soffermandoci a descrivere il leggero tremore della mano di uno, o il pugno stretto con forza dell’altro e l’odio nello sguardo di entrambi, magari anche il gelo creatosi nell’aria e le battute di dialogo avrebbero un altro sapore con il lettore.

Ecco che Tolkien usa questa tecnica in diversi frangenti, anche per ciò che riguarda il rapporto tra ambiente e progresso. Soffermandosi su dettagli che donano il contrasto tra questi due temi, come per comignoli che ad Hobbiville cacciano un fumo nero mai visto da Frodo e Sam.

Descrizioni dettagliate

In parte è collegato a quanto detto prima, una sorta di “sottocategoria” per così dire. Infatti, quando la narrazione lo richiede (per ciò che abbiamo detto prima), Tolkien va a descrivere una scena abbondando di dettagli, proprio per dargli lo spazio che si merita e per dare modo a lettore della sua importanza.

Eppure, bisogna fare attenzione, non si mettono tutti i dettagli della suddetta scena, bensì quelli che hanno una funzione particolare. E in questo il Professore è un maestro. Scegliere il giusto dettaglio, dettato dalle esigenze di ciò che dobbiamo trasmettere nella mente del lettore, delle sensazioni che quella scena gli suscita, non è cosa facile. Soprattutto quando ne mostri molti proprio per far entrare nella mente del lettore quella data scena.

Descrizioni snelle ed evocative

Qui invece abbiamo l’opposto della precedente tecnica. Anche se il concetto è molto simile. Infatti, possiamo vedere come anche con questa tecnica la ricerca del giusto dettaglio sia fondamentale. Solo che in un certo senso è più semplice in quanto la scena verrà descritta attraverso solo quei due o tre elementi che trasmettono ciò che lo scrittore vuole.

Anche in questo Tolkien non è secondo a nessuno, anche se molti criticano che lui sia “prolisso e descrittivo” in realtà sceglie solo quando dare spazio o meno a una situazione. E infatti, vediamo piccoli dettagli ogni tanto che vengono usati per creare una specifica sensazione, come un’immagine condivisa nel tema, ma non nella forma.

Ecco che allora anche con il rapporto contrastante tra ambiente e progresso viene messa in gioco questa tecnica, che esalta la bruttura di quanto la mancanza di rispetto per la natura porti al male e a ciò che è negativo. Mettendo in mostra solo gli elementi che l’autore ci vuole far passare, solo il suo pensiero al riguardo.

Considerazioni

Eccoci alla fine di questo lungo articolo. Giusto un paio di pareri personali e poi vi lascio andare.

Tolkien è un grande autore che riesce a trasmettere i temi portanti della sua narrativa attraverso le parole, cosa che dovrebbe essere l’obiettivo (secondo me) di uno scrittore. In questo caso, il tema del contrasto tra ambiente e progresso viene spesso messo da parte, ma io penso che in realtà è fondamentale nelle sue opere. Infatti, tutti i nemici delle opere ambientate nella terra di mezzo sono sempre corruttori della natura:

  • Melkor distrugge e plasma la natura ambientale e delle razze stesse per creare qualcosa di nuovo e malvagio e negativo.
  • Sauron continua l’opera del suo maestro, alla ricerca del potere e del dominio, nonché pervertendo la terra.
  • Saruman distrugge la natura in nome di un progresso personale che porta alla morte della semplicità.
  • Smaug invece, per avidità, distrugge un regno e una regione mandandoli in rovina.

Insomma, è palese che consciamente o meno il Professore abbia messo nelle sue opere questa sua visione del mondo (condivisibile o no).

 

Come promesso vi lascio andare. Al prossimo articolo!