Salve Scriptiani! Come avete passato queste vacanze? Spero bene e all’insegna di un qualche buon libro tra la creazione di una Genesi o di un continente. Questo anno ha portato un sacco di novità, tra lo staff che si allarga (benvenute Liliana e Rebecca!!) e nuovi autori che si sono aggiunti (e non solo, ma di questo non posso parlare, ci sono cose che bollono in pentola). Così ho deciso di fare anche io qualcosa di nuovo, lievemente distaccato dalla rubrica Worldbuilding (ma infondo nemmeno troppo).

Come già detto nella mia Bio, ho impiegato molto del mio tempo come lettore e appassionato di scrittura nello studio delle opere di J.R.R. Tolkien, ovvero il nostro caro Professore, come viene chiamato nell’ambiente tolkieniano. Ed è proprio durante queste vacanze (o comunque nell’ultima parte dell’anno appena concluso) che mi sono accorto di come molti aspiranti scrittori fantasy, o appassionati lettori del genere, non ne sappiano nulla o quasi di mitologia e ambientazione Tolkieniana. Questo mi ha dato da riflettere e ho pensato di utilizzare questo spazio per scambiare con voi quelle conoscenze che mi sono andato a costruire nel tempo e con tanta lettura e passione.
Ed ecco che nasce, quindi, questa mia idea. Dedicherò degli articoli futuri (tra cui questo) proprio alla cultura Tolkieniana, che secondo me dovrebbe essere alla base di chiunque si appresti a questo genere, per motivi diversi, che pian piano mostrerò.

Spero proprio che questa mia iniziativa possa far appassionare qualcuno di voi a questo mondo meraviglioso. Quindi, buona lettura!

I Valar, spiriti superiori all’interno dell’universo Tolkieniano

Come prima nozione vi riporto direttamente un’estratto dalla pagina di Wikipedia su Tolkien, così da capire chi fu in realtà il Professore:

John Ronald Reuel Tolkien nacque a Bloemfontein nell’allora Stato Libero dell’Orange (oggi Sudafrica), il 3 gennaio 1892, da Arthur Reuel Tolkien (1857–1896) e da Mabel, nata Suffield (1870–1904). I genitori erano inglesi, originari di Birmingham. All’età di tre anni, nel 1895, per motivi di salute si trasferì con la madre e il fratello Hilary Arthur Reuel in Inghilterra, a Sarehole, un sobborgo di Birmingham. Il padre non poté raggiungerli perché afflitto da febbri reumatiche che lo porteranno alla morte, il 15 febbraio 1896[10], senza potersi ricongiungere alla famiglia. Durante gli anni che seguirono, però, si spostarono più volte: da Moseley aKing’s Heath Station nel 1901, e poi da lì a Edgbaston nel 1902. Per ragioni economiche Tolkien dovette ritirarsi dalla scuola King Edwards e si iscrisse alla St. Philips, fino a quando nel 1903 vinse una borsa di studio che gli permise di tornare alla King Edwards stessa.

Nel 1904 morì la madre, dalla quale il giovane Tolkien aveva nel frattempo ereditato l’amore per le lingue e le anticheleggende e fiabe, e venne affidato, assieme al fratello, a un sacerdote cattolico degli Oratoriani, padre Francis Xavier Morgan, che aveva seguito la famiglia nella conversione al cattolicesimo. Sotto la sua attenta guida, il giovane John iniziò gli studi dimostrando ben presto capacità linguistiche notevoli: eccelse in latino e greco e divenne competente anche di altre lingue tra cui il gotico e l’antico finnico. Importanti in questi anni sono anche le sue esperienze nelle associazioni studentesche Società del Dibattito e TCBS. Proprio in questi anni iniziò a lavorare a un linguaggio da lui inventato. A diciotto anni si innamorò di Edith Bratt, ma il suo tutore, Padre Morgan, gli impedì di vederla e di scriverle fino ai ventuno anni. Tolkien si immerse quindi anima e corpo nello studio dei classici, dell’antico inglese e delle lingue germaniche, all’Exeter College, presso cui aveva vinto, nel 1910, una borsa di studio[11]. Nel 1913 tornò con Edith, e nel 1915 gli fu conferito il titolo di Bachelor of Arts all’Exeter College di Oxford; contemporaneamente portò avanti molti tentativi poetici.

Scoppiata la guerra, nel 1915 si arruolò volontario nei Lancashire Fusiliers con il grado di sottotenente[12]; poco prima di partire per il fronte, il 22 marzo, si sposò con Edith. Venne mandato in trincea sul fronte occidentale (partecipò anche alla Battaglia della Somme), e qui due dei suoi migliori amici morirono (Geoffrey Bache Smith e Robert Gilson, mentre Christopher Wiseman sopravvisse alla guerra); in seguito, dopo soli sei mesi di trincea, si ammalò e gli fu concesso il ritorno in patria[12]. Nel 1917 nacque il suo primo figlio John; Tolkien collaborò per due anni alla stesura dell’Oxford English Dictionary. L’anno dopo nacque il secondo figlio Michael. Finita la guerra proseguì gli studi all’Exeter College, conseguendo nel 1919 il titolo di Master of Arts. Nel 1921 diventò docente di Lettere all’università di Leeds e continuò a scrivere e a perfezionare i suoi “Racconti perduti” e il suo linguaggio inventato. Tre anni dopo nacque il suo terzo figlio Christopher, poi seguito da una figlia, Priscilla. Nel 1925 venne nominato professore di filologia anglosassone all’Università di Oxford. È di questi anni la sua profonda amicizia con C. S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia; insieme fondarono il circolo degli Inklings, di cui fu membro anche Charles Williams. Nel 1945 gli venne affidata la cattedra di lingua inglese e letteratura medievale del Merton College, dove insegnò fino al suo ritiro dall’attività didattica avvenuto nel 1959.

Questo piccolo estratto vi fornisce una breve idea di chi realmente fosse Tolkien.
Un uomo di cultura, certamente, ma anche un uomo del suo tempo, estremamente cattolico, immerso nelle tragedie attuali. Combatte per la sua patria in una delle guerre più atroci che il mondo abbia mai vissuto, con tutto ciò che questo comporta, perdite e orrori. Un’esperienza di vita completa in ogni aspetto della società che lo circondava.

Noi tutti lo conosciamo per le sue opere più importanti, merito anche delle produzioni cinematografiche più famose come Il Signore degli Anelli o SdA (come lo chiamerò d’ora in poi) e lo Hobbit, che hanno portato la conoscenza di questo vasto universo al grande pubblico. Ancora pochi, però, conoscono il Silmarillion (e quei pochi quasi per sentito dire). Probabilmente solo noi Tolkieniani appassionati abbiamo un’idea più precisa e chiara della quantità di opere che il Professore ha scritto nell’arco della sua vita, molte delle quali riguardanti proprio la Terra di Mezzo, mentre altre (al contrario) ambientate nel nostro mondo, e altre ancora presentate come “semplici” trattati o saggi.

Quindi, parlando di Tolkien, nello specifico della sua creazione, in pochi sono a conoscenza che tutto il suo lavoro partì, in principio, dalle lingue.
Il Professore, infatti, sin da piccolo ha sempre dimostrato una spiccata propensione (e anche un amore) verso le lingue e la parola stessa. In una intervista, suo figlio Christopher Tolkien ha dichiarato che spesso il padre ripeteva più e più volte una singola parola solo per il gusto del suono che produceva. Un esteta del vocabolo, quindi, ma anche un inventore di lingue, non a caso proprio l’elfico nacque nella mente dello scrittore prima del mondo stesso e quest’ultimo altro non fu che la “scusa” per poterlo adoperare e farlo crescere ed evolvere come avviene con le normali lingue.

L’incisione sull’Unico Anello, in lingua elfica

Ora (finalmente direte voi) vi rivelerò qualcosa in più della sua Creazione. Partendo dal principio ovviamente.

« In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. » – tratto da “Il Silmarillion”. Ainulindale, Il Cantico degli Ainur.

Sebbene Eru fosse, come evince da questo estratto, il creatore di tutti gli altri che hanno in seguito ricevuto da lui la propria esistenza tramite la Fiamma Imperitura, egli ha demandato la “pianificazione” della sua creazione e l’aggiunta di tutti dettagli, al volere degli Ainur: questi hanno poi immaginato il mondo e, alle loro visioni, Eru ha successivamente donato vita propria. Questo paradigma fa eccezione con i cosiddetti Figli di Ilúvatar (Eruhini), ovvero gli Elfi e gli Uomini, che sono invece stati interamente pensati e creati da Ilúvatar stesso.
Eru Ilúvatar è il nome che, nella sua mitologia,Tolkien dà a colui che può essere definito come un equivalente del Dio ebraico-cristiano, l’Essere Supremo, il creatore di tutte le cose, in particolare degli Ainur (esseri spirituali equiparabili per certi versi agli dei pagani e per altri agli angeli ebraico-cristiani) e dell’universo (Eä, di cui Arda è una parte), nonostante anche gli Ainur abbiano una loro parte nella creazione. Questa figura, Eru, anche se non viene mai nominata nelle opere più famose (tranne che nell’Appendice A del SdA dove si parla della Akallabêth, la Caduta di Numenor, a opera di Eru stesso) permea continuamente il tutto nella sua creazione.

Come accennato prima, ovviamente la concezione di questo Dio Creatore appare fortemente di stampo cristiano, ed è proprio per questo che Tolkien stesso è stato costretto anche a “discuterne” in merito con Peter Hastings, direttore della Newman Bookshop (una libreria cattolica di Oxford).
In una corrispondenza del 1954 tra Tolkien e Hastings, i due scrivono:

« Dio non ha usato questo strumento in nessuna delle sue creazioni di cui abbiamo conoscenza; e mi pare sia al di fuori delle possibilità di un sub-creatore il fatto di produrlo come cosa funzionante; perché un sub-creatore, quando si occupa delle relazioni fra creatore e creato, dovrebbe usare solo quei canali che sa essere già stati usati dal creatore. »

Dice Hastings.

« Siamo su posizioni completamente diverse per quanto riguarda la natura della relazione della sottocreazione con la Creazione. Io avrei detto che liberarsi da “quei canali che sa essere già stati usati dal creatore” sia una funzione fondamentale della “sotto-creazione”, un tributo all’infinito della sua potenziale varietà […] Non sono un metafisico; ma avrei ritenuto piuttosto curiosa una metafisica — e non ce n’è una, ma potenzialmente una quantità innumerabile — che dichiari che i canali noti (nel finito angolo di cui siamo consapevoli) per essere stati usati siano gli unici possibili, o efficaci, o potenzialmente accettabili per e da Lui! »

Risponde Tolkien.

Un Tolkien casuale, nel suo habitat naturale!

Insomma, come avrete potuto notare, Eru Ilúvatar appare come una figura poco conosciuta ai più, ma di un’enorme importanza all’interno del Legendarium, ovvero il corpus dell’universo tolkieniano.
I dettagli che sfuggono completamente all’attenzione dei meno addentri all’opera del Professore sono spesso molti, per questo ho deciso (come dicevo all’inizio) di mostrarvi quello che posso attraverso degli articoli introduttivi ed esplicativi su questi particolari argomenti.

Spero proprio che l’idea vi piaccia, perché a me interessa davvero molto!

Con questo concludo, vi saluto e vi auguro una buona Tolkienizzazione.